domenica 19 agosto 2012

Jeanne Lanvin

Nata nel 1857 e prima di dodici figli, Jeanne Lanvin fu tra le più antiche case di moda di Parigi, tuttora operante. Iniziò come apprendista modista presso Madame Felix a Parigi, passando poi come sarta di madame Talbot, e di nuovo come modista in una boutique sua propria in Faubourg Saint Honoré. Sposatasi una prima volta col conte italiano Emilio di Pietro, gli diede una figlia, Marguerite Marie Blanche, che diventerà, assieme alla moda, la sua ragione di vivere nonché sua musa ispiratrice. Jeanne cominciò a fare abiti quasi per  gioco, esercitandosi sulle bambole; in seguito passò all’abbigliamento infantile di cui forse può dirsi l’antesignana: infatti fino ad allora la moda per i più piccoli tendeva a ricalcare quella per gli adulti. Pensando alla figlia, Jeanne inventò un intero guardaroba, che comprendeva anche gli accessori:  dai cappellini alle scarpe, dai vestiti senza maniche arricciati, alle giacche e alle pellicce di ermellino,iIl meglio dei materiali per la sua bambina. La grazia di questi vestiti le procurò tante e tali clienti che ben presto dovrà aggiungere nel suo negozio  un dipartimento dedicato ai bambini. Nel frattempo si iscrisse alla Camera sindacale della moda, acquisendo formalmente lo stato di couturière: d’ora in poi i suoi schizzi rappresenteranno una madre con la figlia in abbigliamento abbinato. 
Nel giro di poco Lanvin allargò la sua clientela ad aristocratiche, attrici, scrittrici, mentre il suo spazio di lavoro si espandeva al palazzi intero di Faubourg Saint Honoré con due laboratori di confezioni da pomeriggio e sera, due per i tailleurs e uno per la biancheria, uno per i cappelli, senza dimenticare quelli dedicati al ricamo, a cui rivolse particolare attenzione e di cui fece la sua cifra stilistica.
Nel 1925 i laboratori Lanvin davano lavoro a più di 1200 persone, mentre la sua clientela si era allargata agli Stati Uniti d’America; infaticabile ed energica, lei  indagava in tutti i campi, nello sport, nella pellicceria, nella moda maschile  e – fra le prime - anche nell’arredamento. Era il tempo in cui il gusto europeo era orientato a far rivivere gli esotismi d’oriente: senza sprofondare nella tentazione di  inventare odalische e languide schiave, Jeanne si faceva ispirare da artisti come il “nabis” Edouard Vuillard e l’onirico Odilon Redon. In piena Art Deco lo stile di Jeanne Lanvin si impose per una linea moderata nei volumi ma soprattutto eccellente nei ricami.
Nel 1927 André Fraysse inventò per lei  Arpége, che diventerà uno dei profumi femminili più noti assieme a Chanel N.5 e Joi di Patou. Il nome e la composizione del profumo ricordavano le note musicali in una miscela raffinata di bergamotto, pesca, fiore d’arancio, caprifoglio, iris, rosa, gelsomino, coriandolo, mimosa, tuberosa, viola, geranio e ylang-ylang,  estratto dai fiori della Cananga odorata.  Il marchio sulla confezione nera fu disegnata dall’illustratore George Lepape e rappresentava una madre con la sua bambina.  
Famosi i colori di Lanvin, in particolare il blu, il corallo, il rosa pallido, il malva, il verde mandorla. Lei stessa fondò nel 1923 una fabbrica di colori a cui mescolò l’argento e il nero e il bianco a cui era particolarmente affezionata. Per i ricami e le finiture utilizzava ogni tipo di materiale: dalle perline alle paillettes, ai fili metallici, fino al corallo, alle schegge di mica, alle conchigliette, riuniti il decorazioni che andavano dai nastri ai fiori, dai fuochi del bengala alle croci copte e celtiche, senza dimenticare i riferimenti all’arte cretese con le sue volute ispirate a motivi naturali. Il grande amore per la figlia la portò ad esplorare il fiore della margherita in tutte le sue varianti; amava anche il cuore stilizzato e gli arbusti simbolici come l’edera, l’alloro e l’ulivo.
Nel 1925 la linea femminile era ormai impostata sul gusto della garçonne, vita bassa e gonna al ginocchio. Jeanne non accettò le imposizioni della moda e, convinta che “gli abiti moderni abbiano bisogno di un certo sapore romantico” continuò ad presentare collezioni con la vita alta – in riferimento al Primo impero – e vestiti con le maniche lunghe e il collo a scialle, forse ispirandosi a “La dame à la Liocorne”, il celebre arazzo rinascimentale del Museo Cluny di Parigi. Sempre nello stesso periodo creò gonne a sbuffo, plissettate, scolli e reti che si nascevano dal suo attento studio delle stampe antiche di moda.
Alla morte di Lanvin nel 1946, sua figlia Marguerite assunse la direzione della maison. Dl 1953 la griffe fu affidata allo stilista Castillo, cui seguirà François Crahay, che rinnoverà la linea  con collezioni che otterranno per 3 volte Dé d’Or, il primo premio della moda francese. Lo stesso riconoscimento verrà assegnato a Claude Montana, che successe a  Crahay dal 1990 al 1992. Dal 1976 la casa di moda si è orientata in special modo sul prêt-à-porter.

Bibliografia:

Elisabeth Barillé, Lanvin, Octavo, Firenze, 1998
Guido Vergani, Dizionario della moda, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2010