
Nel Medioevo la borsa diventò tuttavia anche un importante elemento del vestiario cittadino: ne fanno fede le Arti o corporazioni del XIII secolo. A Firenze i Calzolai, i Cuoiai i Caligai, che si occupavano della lavorazione del cuoio avevano le loro botteghe vicino all’Arno dove venivano conciate anche le pelli. Le borse si trasformarono da rozzi sacchetti di cuoio a preziose scarselle decorate, dette anche marsupi, che si appendevano alla cintura con corregge in cuoio. Anche i materiali cominciarono a diversificarsi: le più eleganti erano in seta di diversi colori, le più costose con ricami in oro, perle e gemme. L’invenzione del lavoro a maglia introdusse le borse “laborate ad acum”, mentre per indicare il casato a cui si apparteneva vi si applicava lo stemma, usanza ricordata anche Dante nell’Inferno, quando descrive gli usurai che camminano sotto una pioggia di fuoco con le borse attaccate al collo.
Con le borse nacquero anche i borsaioli, detti anche tagliaborse, perché con un rapido colpo di coltello recidevano le cinghie della borsa per rubarla. Una borsa particolare diffusasi dopo le crociate fu l’elemosiniera, detta anche alla francese “aumonière sarrazinoise”, ossia alla saracena, che ne ricordava l’origine orientale. Era un sacchetto quadrato o trapezoidale, a volte increspato sulla parte superiore e legato alla cintura, dove si riponevano gli spiccioli per le elemosine. Col tempo l’elemosiniera si arricchì di chiusure metalliche , di cerniere e piccoli scomparti. Oltre che simbolo di ricchezza la borsa maschile tardo medievale era per l’uomo un’esibizione di virilità. Dalla seconda metà del Trecento infatti, i vestiti maschili si accorciarono fino alle natiche e la cintura scese quasi all’altezza dei glutei: la borsa era posta nel mezzo, come ironicamente racconta il Villani nella sua “Nuova Cronica” alludendo all’organo su cui era appoggiata.

Con l’avvento della Rivoluzione francese gli abiti femminili si semplificarono al punto da sembrare candide camicie. Non potendo più usare le tasche le signore ritornarono alla borsetta, questa volta appesa al braccio, ma talmente minuscola da essere chiamata “ridicule”. Durante l’Ottocento il nostro accessorio conobbe alterne fortune, ma in generale rimase l’uso delle tasche nascoste, perché la gonna fu per tutto il periodo talmente larga da rendere la borsa troppo impegnativa. A volte piccoli modelli da sera, in rete metallica o in tessuto, contenevano il carnet di ballo o altri minuscoli oggetti. Solo verso le fine del secolo, col diffondersi dei viaggi, della villeggiatura e delle passeggiate all’aperto, fu necessario riscoprire la comodità della borsa dove si potevano infilare il portamonete, i sali, lo specchietto, il taccuino. Solitamente in tessuto di seta, raso o velluto, poteva anche essere fatta in casa dalla proprietaria che vi ricamava sopra motti o le proprie iniziali.
L’uso di massa della borsetta esplose molto più tardi, quando la donna, dopo la prima guerra mondiale, iniziò ad uscire dall’ambito chiuso delle case, cominciò a lavorare ed ebbe la necessità di portarsi dietro un comodo contenitore per le proprie necessità personali. Le dimensioni delle borse aumentarono e numerosi modelli furono pubblicati sulle riviste specializzate. Costumisti, artisti, stilisti iniziarono ad interessarsene: da Erté a Paul Iribe, da Sonia Delaunay, a Futuristi come Giacomo Balla. Convivevano varie tendenze: la “trousse”, piccolo contenitore-gioiello in materiale rigido come la giada o la tartaruga, e per le più audaci in oro, come quella creata da Salvador Dalì a forma di colomba con le ali piegate; la “pochette”, con o senza manico, la borsa in cuoio o coccodrillo a due manici, la borsina di perline ornata di frange col manico a catenella. Negli anni Venti Coco Chanel inventò la sua borsa inconfondibile, trapuntata e col manico a catenella, subito adottata da dive come Marlene Dietrich e Gloria Swanson.

Bibliografia: R. Levi Pizetsky, Storia del costume in Italia, Istituto editoriale italiano, Milano, 1967; M. Schiaffino, O la borsa o la borsetta, Idea libri, Milano, 1986; L. Bordignon Elestici, Borse e valigie, ed. BE-MA, Milano 1989
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